Agricoltura: le decisioni dell'Italia sul Piano strategico PAC

Agricoltura - Photo credit: Foto di R0bin da Pixabay Entro la fine dell'anno gli Stati membri dovranno presentare alla Commissione europea i Piani strategici nazionali della PAC. Dagli ecoschemi al capping, dagli aiuti per i giovani agricoltori al sostegno accoppiato, quali scelte deve assumere l'Italia nella programmazione dei fondi europei per l'agricoltura.

Riforma PAC rinviata al 2023

La nuova Politica agricola comune (PAC) che entrerà in vigore nel 2023 si baserà sui Piani strategici nazionali, un nuovo delivery model che permetterà agli Stati membri di gestire all'interno di una cornice organica sia le risorse per i pagamenti diretti che quelle per lo sviluppo rurale, per rispondere alle sfide specifiche nazionali e regionali e centrare gli obiettivi condivisi a livello dell'Unione.

Dopo la definizione delle rispettive posizioni negoziali, nel mese di ottobre, il 10 novembre scorso Parlamento e Consiglio hanno avviato i triloghi con la Commissione europea che dovrebbero portare, secondo gli auspici della presidenza portoghese, ad un accordo finale sulla nuova PAC entro maggio 2021.

Nel frattempo, ha spiegato nel corso di un'audizione informale al Senato il capo del dipartimento delle Politiche europee internazionali e dello sviluppo rurale del Mipaaf, Giuseppe Blasi, gli Stati membri devono avviare i lavori sui Piani strategici nazionali per centrare la scadenza di fine anno per l'invio alla Commissione europea. Il Governo Conte aveva da poco avviato la fase di costituzione del tavolo di partenariato per il confronto tra tutti i soggetti del mondo istituzionale e produttivo sul documento di programmazione.  Spetterà al nuovo Esecutivo renderlo operativo e stilare il Piano che, in complementarietà con gli interventi previsti dal Recovery Plan, deciderà il futuro del settore agricolo e il suo contributo alla transizione verde dell'UE.

I Piani strategici nazionali della PAC

Cosa sono i Piani strategici della PAC

Grande innovazione ed elemento chiave della riforma della Politica agricola comune, i Piani strategici stabiliranno in che modo ogni Stato membro utilizzerà le risorse del primo e del secondo pilastro sulla base di un'analisi delle rispettive condizioni di partenza, delle problematiche da affrontare e degli obiettivi specifici della PAC, che riguardano tematiche ambientali, sociali ed economiche, insieme a un target trasversale sull'aumento della conoscenza e dell'innovazione.

I Piani strategici dovranno inoltre tenere conto delle ambizioni del Green Deal europeo e più specificamente degli obiettivi quantificati nelle strategie Farm to fork e Biodiversità. Tra questi, una riduzione, entro il 2030, del 50% dell'uso e del rischio di pesticidi, di almeno il 20% dell'uso di fertilizzanti e del 50% delle vendite di antimicrobici utilizzati per gli animali allevati e l'acquacoltura. In più, un target del 25% dei terreni agricoli dedicati all'agricoltura biologica e l'accesso del 100% della popolazione alla banda larga veloce nelle zone rurali entro il 2025.

Per centrare questi obiettivi la nuova Politica agricola prevede una nuova architettura verde che si basa su una condizionalità rafforzata, sulle misure climatiche e ambientali dello sviluppo rurale (cui andrà il 30 o il 35% dei budget FEASR a seconda che prevalga la linea, rispettivamente, del Consiglio o del Parlamento) e sugli ecoschemi, un nuovo meccanismo - obbligatorio per gli Stati membri, ma facoltativo per gli agricoltori - che premia con pagamenti supplementari chi adotta pratiche benefiche per il clima e l'ambiente che vanno oltre i vincoli già richiesti. Secondo il Consiglio a questi ecoschemi dovrebbe andare almeno il 20% delle risorse dei pagamenti diretti, mentre il Parlamento europeo chiede di salire al 30%.

In base all'accordo tra i 27, inoltre, l'eventuale quota di risorse FEASR destinate alle misure agro-climatico-ambientali dei PSR in eccesso rispetto alla soglia minima potrebbe essere utilizzata per applicare uno sconto alla quota dedicata agli ecoschemi nell'ambito dei pagamenti diretti, quindi per ridurre la percentuale del 20%.

Al di là delle quote obbligatorie, in ogni caso, ha sottolineato Blasi in audizione al Senato, per le politiche green è decisivo il fatto che si sia passati da una politica basata sulla conformità alle regole UE a una centrata sui risultati. Se si pongono obiettivi sfidanti in materia di sostenibilità dell'agricoltura, ha sottolineato, i comportamenti degli agricoltori cambieranno significativamente. 

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Quali sono le scelte che l'Italia deve fare per il Piano strategico PAC

Nei giorni scorsi la Commissione europea ha pubblicato una lista dei possibili ecoschemi che gli Stati membri possono attivare nell'ambito dei Piani strategici della PAC. Si tratta però solo di una delle decisioni che l'Italia deve compiere nel redigere il documento, dal momento che la riforma la Politica agricola che partirà nel 2023 introduce diversi elementi di flessibilità per gli Stati membri.

Anzitutto, ha spiegato Blasi, sugli aspetti finanziari, c'è la possibilità di trasferire fondi tra pilastri e va decisa la quota di risorse da destinare all'architettura verde sia nel primo che nel secondo pilastro, al sostegno accoppiato e ai giovani agricoltori. Ulteriori scelte riguardano l'applicazione del capping per gli aiuti superiori a 100mila euro - con la possibilità di scorporare dal calcolo totale tutti i costi del lavoro – e la degressività degli aiuti per scaglioni a partire da 60mila euro.

Gli Stati membri possono poi intervenire sull'individuazione dei beneficiari, delimitando ulteriormente la figura dell'agricoltore attivo sulla base di ulteriori criteri oggettivi non discriminatori e definendo il target del giovane agricoltore, che però non dovrebbe subire cambiamenti rispetto alla PAC 2014-2020.

Ulteriori scelte riguardano le tipologie di intervento per i pagamenti diretti: oltre all'impianto degli ecoschemi, su cui sono in corso approfondimenti tecnici in modo da valorizzare buone pratiche già sperimentate nel nostro paese, ci sono scelte da fare in particolare su: il proseguimento del processo di convergenza interna dei titoli all'aiuto o la progressiva uscita del diritto all'aiuto; l'applicazione dell'aiuto accoppiato; l'aiuto forfettario per i piccoli agricoltori; la collocazione dell'aiuto per i giovani agricoltori, che in sé è obbligatorio, nel primo o nel secondo pilastro.

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Per quanto riguarda l'Organizzazione comune di mercato, oltre ai settori tradizionali - vino, ortofrutta, olio di oliva e apicoltura – è possibile includere altri comparti, nel limite del 3% della dotazione finanziaria per i pagamenti diretti.

Più semplice la programmazione dello sviluppo rurale, con la riduzione delle misure, da 20 a 8. A questo proposito Blasi ha confermato che, sia la posizione del Consiglio che quella del Parlamento, permettono di delegare alle autorità regionali la gestione degli interventi, fermo restando il contesto programmatorio unitario assicurato dal Piano strategico nazionale. In questo modo viene ripristinato l'aspetto costituzionale che in Italia vede le regioni parti attive della gestione dei fondi europei per l'agricoltura.

Infine, sul fronte degli strumenti di gestione del rischio, la principale novità – particolarmente sollecitata dall'Italia – riguarda la possibilità di destinare una percentuale dei pagamenti diretti all'istituzione di un fondo di mutualizzazione per il risarcimento dei danni subiti dagli agricoltori a seguito di calamità naturali catastrofali. Un passaggio epocale, secondo il capo dipartimento del Mipaaf, perchè si riconosce che i pagamenti diretti possono contribuire a migliorare l'adattamento del settore ai cambiamenti climatici. L'obiettivo del Governo, in sede di triloghi, è che la quota dei pagamenti diretti per queste misure sia pari almeno al 3%, così da disporre di oltre 300 milioni per uno strumento che andrebbe a risarcire gli agricoltori che non si assicurano.

Parallelamente il Governo è chiamato a compiere delle scelte che riguardano la fase transitoria della PAC, in attesa dell'adozione del Piano strategico nazionale in vigore dal 2023. Per il 2021 e il 2022 è infatti prevista l'estensione degli attuali Programmi di sviluppo rurale, in parte con risorse del nuovo Quadro finanziario pluriennale (QFP 2021-27) e in parte con quelle del pacchetto per la ripresa dal Covid Next Generation EU (NGEU), e l'adeguamento dei PSR deve essere effettuato nel corso del primo semestre di quest'anno.

I fondi per lo sviluppo rurale nel quadro di NGEU ammontano per l'Italia a 910 milioni di euro e devono essere programmati rispettando i vincoli di destinazione a favore delle misure climatico-ambientali (almeno il 37% del totale) e degli investimenti (almeno il 55%). Per la realizzazione di investimenti pubblici sono incrementate le aliquote contributive, dal 40% al 75% delle spese ammissibili, mentre sale a 100mila euro la soglia massima di aiuto per i giovani agricoltori.

Anche sui pagamenti diretti ci sono decisioni da adottare urgentemente. C'è infatti la possibilità di trasferire risorse tra pilastri, nel limite del 15% della dotazione finanziaria, dal FEASR al FEAGA e viceversa, anche se è un'opzione improbabile, che l'Italia non ha mai utilizzato. Altre scelte riguardano la prosecuzione del processo di convergenza interna, già utilizzato nel periodo 2015-2020, la possibilità di effettuare una revisione del sostegno accoppiato, l'aggiornamento della percentuale di fondi per giovani agricoltori. Per le OCM, dovranno essere presentati nuovi programmi per l'olio di oliva, mentre per l'ortofrutta nella fase transitoria sarà possibile sia presentare nuovi programmi che prorogare quelli in essere. 

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Le raccomandazioni di Bruxelles all'Italia

Per facilitare il lavoro degli Stati membri e assicurarsi che i Piani nazionali siano orientati al raggiungimento degli obiettivi comuni, il 18 dicembre scorso la Commissione ha trasmesso delle raccomandazioni ai 27, sia relativamente ai nove obiettivi della nuova PAC che rispetto al Green Deal europeo e in particolare alle strategie Farm to Fork e Biodiversità.

“Incoraggio vivamente gli Stati membri a tenere conto di queste raccomandazioni durante la redazione dei loro piani strategici della PAC. In questo modo, possiamo garantire una Politica agricola allineata al Green Deal e che sostiene gli agricoltori come motori della transizione verde. Insieme al Parlamento europeo e al Consiglio, garantiremo che la riforma della PAC mantenga le necessarie ambizioni ambientali e climatiche”, ha commentato in quell'occasione il commissario per l'Agricoltura e lo sviluppo rurale, Janusz Wojciechowski.

Nel caso dell'Italia, secondo Bruxelles, il passaggio a un sistema alimentare sostenibile rappresenta una sfida, ma anche un'opportunità. L'invecchiamento della popolazione agricola, il basso livello di digitalizzazione e le piccole dimensioni delle aziende contribuiscono infatti alla bassa crescita della produttività e alla volatilità dei redditi agricoli e limitano la competitività dell'agricoltura italiana, nonostante il buon livello di organizzazione dei produttori.

Oltre al ricambio generazionale, all'accesso alla banda larga e alle nuove tecnologie digitali, serve un'attenzione specifica al trasferimento di conoscenze e innovazioni in ambito agricolo e alla formazione degli agricoltori, oltre a misure dirette a favorire l'imprenditoria e l'occupazione femminile di qualità in agricoltura e l'inclusione sociale delle persone più vulnerabili che abitano i territori rurali.

Sul fronte ambientale, poi, il trend di riduzione delle emissioni riconducibili all'agricoltura avviato tra il 1990 e 2013 si è interotto negli ultimi sette anni e deve essere riavviato per poter centrare i target dell'UE. Parallelamente, occorre lavorare sul fronte dell'adattamento ai cambiamenti climatici, anche alla luce della vulnerabilità dell'Italia al rischio idrogeologico, ridurre l'uso di pesticidi, migliorare la valorizzazione delle foreste, l'azione a tutela della biodiversità e il welfare animale.

Le raccomandazioni della Commissione europea all'Italia per i Piani strategici della PAC

Photo credit: Foto di R0bin da Pixabay 

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