Coronavirus: dall'UE le misure per affrontare l’emergenza sanitaria ed economica

Coronavirus UE - Photocredit: European Union, 2020  Source: EC - Audiovisual ServiceDal Pandemic emergency purchase programme (PEPP) alla Coronavirus Response Investment Initiative Plus (CRII+). Ecco una panoramica sugli interventi messi in campo dall’UE per affrontare l’emergenza Covid 19, illustrati durante una conferenza digitale ad hoc dai rappresentanti delle istituzioni europee, nazionali e del mondo bancario.

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Dopo errori e ritardi iniziali, le istituzioni UE si sono attivate per sostenere l’Italia e gli Stati membri di fronte all’emergenza coronavirus, ha sottolineato il responsabile del Parlamento europeo in Italia, Carlo Corazza, aprendo i lavori della video-conferenza “Gli interventi delle istituzioni UE per l'emergenza coronavirus”.

Da un lato la Banca Centrale Europea ha invertito rotta, nonostante la goffagine della presidente Christine Lagarde, che a inizio marzo aveva dichiarato “non siamo qui per chiudere gli spread. Non è la funzione o la missione della BCE”. Con il Pandemic emergency purchase programme (PEPP), infatti, la Banca Centrale Europea ha schierato un "bazooka" con una potenza di fuoco di almeno 750 miliardi di euro, in titoli pubblici e privati da acquistare entro la fine dell’anno. 

Dall’altro lato, invece, la presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, in una lettera aperta a “Repubblica” si è scusata con l’Italia dicendo che “oggi l’Europa si sta mobilitando al fianco dell’Italia” anche se “purtroppo non è stato sempre così” perciò “bisogna riconoscere che nei primi giorni della crisi, di fronte al bisogno di una risposta comune europea, in troppi hanno pensato solo ai problemi di casa propria” mentre “non si rendevano conto che possiamo sconfiggere questa pandemia solo insieme, come Unione”.

In questo momento tragico l’Europa è la soluzione, senza l’intervento dell’UE, infatti, il nostro debito diventerebbe insostenibile, ha ribadito Corazza; il principio di solidarietà è vivo e vegeto ed è necessario per evitare l’insorgere di nuove ondate di euroscetticismo.

Sanità, economia e ricerca, i tre pilastri della risposta UE alla pandemia

Per rispondere all’emergenza Covid 19 le istituzioni UE si sono attivate su tre fronti: sanità, economia e ricerca, ha proseguito il Capo f.f. della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, Vito Borrelli.

Sul fronte sanitario, la Commissione UE ha stimolato la produzione di mascherine, respiratori e altri dispositivi di protezione individuale – anche grazie al ricorso ai fondi strutturali - e ha avviato una procedura accelerata congiunta di appalto per l'acquisto di nuove forniture. E’ stata poi costituita una scorta strategica (come parte dello strumento rescEU) di attrezzature mediche, tra cui ventilatori e mascherine protettive, per aiutare i paesi dell'UE nel contesto della pandemia di Covid-19.

Allo scopo di poter disporre appieno dei prodotti presenti in Europa, la Commissione ha bloccato le esportazioni di dispositivi medici al di fuori dell’UE ed ha imposto agli Stati membri di rimuovere le barriere alla circolazione di tali dispositivi all’interno dell’UE.

Sul fronte economico, invece, il primo pacchetto di misure da 37 miliardi è stato integrato con le novità della Coronavirus Response Investment Initiative Plus (CRII+), stabilendo che gli esborsi collegati al coronavirus potranno rientrare nell’ambito dei fondi strutturali. In pratica, i fondi strutturali inutilizzati nel periodo 2014-2020 potranno essere destinati all’emergenza Covid 19.

Inoltre, le norme dell'UE in materia di aiuti di Stato sono state rese più flessibili per consentire agli Stati membri di agire in modo rapido ed efficace sostenendo i cittadini e le imprese che incontrano difficoltà economiche a causa dell'epidemia di Covid-19.

A questi interventi si aggiungono, tra gli altri: la sospensione del Patto di Stabilità, l'estensione del campo di applicazione del Fondo di solidarietà dell’UE e SURE (Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency), un nuovo strumento che erogherà fino a 100 miliardi di euro sotto forma di prestiti ai paesi che ne hanno bisogno.

Sul fronte della ricerca, infine, sono stati lanciati bandi ad hoc nell’ambito del programma Horizon 2020 per finanziare terapie, diagnosi e vaccini, cha hanno consentito di avviare 18 nuovi progetti. Inoltre, il Joint Research Center ha sviluppato un sistema di controllo per verificare l’affidabilità dei test sul Covid-19 utilizzati nei laboratori.

Il sostegno delle banche in Europa e in Italia

Il Pandemic emergency purchase programme (PEPP) – il piano di acquisto di titoli di Stato proposto dalla BCE - permetterà agli Stati di aiutare imprese e famiglie abbassando il costo dell’indebitamento, ha proseguito Lauro Panella del Parlamento europeo.

Il quantitative easing da 20 miliardi al mese, già potenziato di 120 miliardi di euro promessi entro la fine dell'anno nella precedente riunione del board della BCE, supera così i mille miliardi per l'anno in corso.

Dalla BEI, invece, arriva un pacchetto di misure di misure da 40 miliardi di euro per sostenere le piccole e medie imprese allo scopo di porre un freno alla carenza di liquidità.

Considerando la panoramica degli interventi europei messi in atto per contrastare l'emergenza coronavirus, Adelaide Mozzi, Consigliere per la governance economica – Rappr.za in Italia della Commissione europea, ha sottolineato l'importanza della soliderietà tra gli stati membri UE con particolare accento circa il ruolo del Quadro Finanziario Pluriennale (2014-2020). 

"Si capisce come il bilancio europeo possa essere mobilitato in maniera importante per fare fronte all' emergenza. Purtroppo, non c’è ancora accordo sul nuovo quadro finanziario '21-'27. La Commissione UE aveva fatto una proposta nel maggio 2018, ma andrà rivalutata alla luce dell'emergenza coronavirus. Ma, come ha affermato anche la presidente von der leyen, quando si chiede un nuovo piano Marshall per la ricostruzione dopo la crisi il bilancio europeo può davvero essere un volano per la crescita", ha affermato Mozzi.

A livello nazionale, il Governo ha definito una serie di misure incentrate sulle banche per sostenere il sistema produttivo in questo periodo di emergenza, ha continuato il Responsabile Ufficio Credito e Sviluppo dell’ABI, Raffaele Rinaldi. Tra questi interventi ci sono: la moratoria ex lege per i pagamenti relativi ai finanziamenti bancari, il potenziamento del fondo di garanzia e gli interventi di CDP per i finanziamenti alle imprese. 

Per rendere effettive queste disposizioni, servono necessariamente delle modifiche alle regolamentazioni nel settore bancario. In particolare la BCE è stata la prima ad attivarsi, ampliando la possibilità di rifinanziamento da parte delle banche verso la BCE stessa. Inoltre, è stato previsto: 

  • per banche possibilità utilizzo riserve capitale previsto per periodi di congiuntura economica negativi. Sono riserve di capitale che hanno effetti anticiclici, quindi in periodi di difficoltà come questo attuale le banche possono utilizzarli pienamente per avere maggiori spazi di finanziamento per imprese e famiglie;
  • attenuazione regole relative alla riserva di liquidità e una maggiore flessibilità nei piani di rientro degli non performing loan (npl) da parte delle banche;
  • attenuazione regole sul calendar provisioning - disciplina UE in base alla quale le banche sono chiamate a accantonare maggiore capitale rispetto a nuovi npl secondo scadenza temporale prestabilita -, in particolare è stato valutato l’allungamento dei tempi per l’accantonamento del capitale.

Un altro intervento fondamentale per la realizzazione delle azioni di moratoria è quello dell’European Banking Authority (EBA). Questo organismo ha previsto la possibilità per banche di non classificare come in default le imprese verso le quali cui realizzano queste operazioni. Con questa novità, quindi, la valutazione del merito di credito del cliente verrà fatta in una prospettiva di lungo periodo, non legata alla situazione di stress attuale.

La previsione, inoltre, potrà riferirsi non solo alle moratorie ex legge ma anche alle moratorie realizzate secondo accordo con associazioni. In generale, quindi, i provvedimenti presi dall’EBA prevedono condizioni di sospensione dei pagamenti più favorevoli per le imprese rispetto alle misure del dl Cura Italia. La sospensione può arrivare fino a 12 mesi, le banche possono applicare la moratoria anche a imprese di medio-grandi imprese, ciò che invece è escluso dalla moratoria ex legge, valida solo per le pmi.

La seconda misura che garantisce liquidità alle imprese è il potenziamento del Fondo di garanzia, che si è reso possibile grazie a nuovo frame work su aiuti di stato. In particolare, ta le misure di maggior spessore che sono state prese, la possibilità per le impresse di accede a garanzie per un’equivalente sovvenzione lorda pari a plafond di 200mila euro. Queste risorse si aggiungono ad altri 200mila euro precedentemente stanziate prima dell’emergenza coronavirus. Nel processo di conversione del dl Cura Italia, ci si aspetta che l’operatività del fondo venga applicato anche a medio-grande imprese e che la garanzia del fondo venga portata dall’80% al 90%, ossia il massimo previsto dall’attuale frame work degli aiuti di stato.

Terza gamba per liquidità alle imprese è rappresentata dagli interventi di Cassa Depositi e Prestiti (CDP), che potrà intervenire con finanziamenti alle banche per favorire poi nuovi fondi a imprese e con garanzie come iportafogli di finanziamenti.

A tal proposito, Sergio Silva Barradas, Responsabile pianificazione e coordinamento commerciale - CDP ha illustrato le iniziative già operative del gruppo, ossia il plafond per facilitare l’accesso al credito e la moratoria e dilazioni di pagamento, insieme ai progetti di prossima attivazione, come il plafond mid-large corporate e il rafforzamento del Fondo rotativo, previsto dalla Legge 394/81. Un esempio pratico, all’interno della grande categoria delle facilitazioni per l’accesso al credito, è la piattaforma imprese: uno strumento che consente di mettere a disposizione delle banche provvista con tassi calmierati.

A proposito delle prospettive future, in attesa dell’attuazione della garanzia prevista dell’art.57 del dl Cura Italia, si metterà in atto una nuova linea di operatività “bridge” per un importo massimo di 2 miliardi di euro, per concedere finanziamenti tra 5 e 50 milioni e durata fino a 18 mesi, anche in cofinanziamento con enti creditizi.

Tra gli interventi nazionali per contrastare la crisi che ha fatto seguito all’emergenza sanitaria, i principali sono legati all’accesso alle risorse per le imprese è il Fondo di garanzia che, è il principale strumento di sostegno al credito. A tal proposito, Giuseppe Bronzino, Dirigente IV Div. - Autorita' di gestione dei programmi operativi comunitari – MISE, ha descritto le novità introdotte dai due i pilastri fondamentali nel dl Cura Italia: l’articolo 56 e l’articolo 49. Il primo assicura sostegno garanzia pubblica alla moratoria concesso su finanziamenti per una durata di sei mesi; il secondo che potenzia in modo sostanziale il fondo di garanzia per un arco di tempo limitato.

Le misure nazionali, con le eventuali modifiche che verranno apportate nei prossimi mesi, si sposano perfettamente con il temporary framwork europeo per gli aiuti di stato, che a sua volta subirà potenzialmente delle aperture in materia di garanzie per le imprese. Un esempio di questa implementazione sono le modifiche già in atto ai regolamenti sui fondi SIE, che hanno messo mano significativa all’utilizzo delle risorse garantendo maggiore liquidità. 

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