CRII+: i fondi UE disponibili subito contro il Covid-19

CRII+ - Photo by Gustavo Fring from PexelsCon l'Iniziativa di investimento in risposta al coronavirus Plus (CRII+) viene concessa flessibilità straordinaria per mobilitare i fondi strutturali e di investimento europei ancora non utilizzati per azioni contro la pandemia.

Coronavirus: l'uso dei fondi strutturali e il bilancio UE

Il Coronavirus Response Investment Initiative Plus modifica le norme sull'uso dei fondi strutturali, alla base della politica di coesione, consentendo agli Stati membri di riorientare risorse verso operazioni connesse alla crisi. Le nuove regole entrano in vigore dal 24 aprile. 

La riprogrammazione dei fondi UE

L'iniziativa d'investimento era partita in versione "light": la versione iniziale di questo dossier, iCoronavirus Response Investment Initivative, prevede un piano che si basa sul sostanziale riassetto dei programmi esistenti nel quadro della politica di coesione, con cui ci si assicura che gli Stati membri possano utilizzare al meglio le risorse europee per far fronte alle conseguenze della crisi socio-economica causata dall'epidemia. 

I fondi sono destinati ai sistemi sanitari, alle PMI, ai mercati del lavoro e ad altre parti vulnerabili delle economie dei paesi UE. 

Per rendere operativa l'iniziativa di investimento, si è stabilito che gli esborsi collegati al coronavirus potranno rientrare nell’ambito dei fondi strutturali. Quindi, in pratica, gli Stati membri possono: 

  • usare il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e il Fondo sociale europeo (FSE) per: acquistare dispositivi sanitari e di protezione, prevenzione delle malattie, sanità elettronica, dispositivi medici (compresi respiratori, mascherine e simili), sicurezza dell'ambiente di lavoro nel settore dell'assistenza sanitaria e garanzia dell'accesso all'assistenza sanitaria per i gruppi vulnerabili;
  • ricorrere al FESR per aiutare le imprese a far fronte agli shock finanziari a breve termine, ad esempio in termini di capitale di esercizio delle PMI, con speciale attenzione ai settori particolarmente colpiti dalla crisi;
  • ricorrere al FSE per sostenere temporaneamente regimi nazionali di lavoro a orario ridotto, per aiutare ad attenuare l'impatto dello shock;
  • ricorrere al Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP) a tutela del reddito dei pescatori e degli acquacoltori colpiti dalla crisi.

I fondi strutturali inutilizzati nel periodo 2014-2020 possono essere impiegati dai Paesi verso la lotta contro la crisi. Parallelamente, la Commissione applicherà con la massima flessibilità le norme sulla spesa per la coesione, così da accelerare l'attuazione sul campo. 

CRII -  Factsheet European Commission

Agli Stati membri è già stata pagata una somma attorno agli 8 miliardi di euro, che saranno autorizzati a trattenere per coprire le spese sostenute per contrastare il coronavirus. Combinando questa somma con i fondi di coesione, i Paesi potranno dirigere risorse più che triplicate verso le voci in cui sono più necessarie: il sostegno al settore sanitario e l'assistenza alle persone più colpite dalla crisi.

Gli 8 miliardi andrebbero di norma restituiti al bilancio UE entro giugno 2020. Trattandosi però di un caso eccezionale, la Commissione propone di trattenerli almeno fino al 2025, quando inizierà a chiudere i programmi coperti dal bilancio a lungo termine dell'UE relativo al periodo 2014-2020.

Altri 29 miliardi di euro saranno erogati in anticipo a titolo di dotazioni dovute in una fase successiva dell'anno. Le spese sono ammissibili a partire dal 1º febbraio 2020 per coprire costi già sostenuti negli sforzi volti a salvare vite umane e proteggere i cittadini.

Quanti fondi all’Italia?

Orientativamente, nell'ambito del Coronavirus Response Investment Initivative, per l’Italia l'importo totale del bilancio UE che può usare per il contrasto del coronavirus - senza dover attingere alle casse nazionali per iniettare denaro fresco - è di 2 miliardi 318 milioni. A questi si aggiungono 8 miliardi e 945 milioni di risorse della coesione non utilizzate, compreso il cofinanziamento nazionale. 

Nel complesso, quindi, l’Italia può contare su oltre 11 miliardi di risorse provenienti da Bruxelles.

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Lo step successivo: il Coronavirus Response Investment Initiative Plus (CRII+)

Il 2 aprile, la Commissione ha aggiunto un altro tassello all'impianto originale del Coronavirus Response Investment Initiative, aggiungendo un "plus" che punta principalmente al:

  • sostegno agli indigenti modificando le norme del Fondo di aiuti europei agli indigenti (FEAD). Sarà ad esempio possibile distribuire aiuti alimentari e fornire assistenza materiale di base mediante buoni elettronici e fornire dispositivi di protezione, riducendo così il rischio di contaminazione; e finanziare le misure al 100% per l'esercizio contabile 2020-2021;
  • riassegnazione più flessibile delle risorse finanziarie all'interno dei programmi operativi in ciascuno Stato membro e una procedura semplificata per la modifica dei programmi operativi per quanto riguarda l'introduzione delle nuove misure;
  • sostegno per l'arresto temporaneo delle attività di pesca e la sospensione della produzione e per i costi aggiuntivi gravanti sugli acquacoltori, nonché assistenza alle organizzazioni di produttori per l'ammasso di prodotti della pesca e dell'acquacoltura.

Il Coronavirus Response Investment Initiative Plus consente la mobilitazione di tutto il sostegno finanziario a titolo dei fondi della politica di coesione che non è stato utilizzato al fine di affrontare gli effetti che la crisi sanitaria ha sulle nostre economie e società.

Alcune fasi procedurali connesse all'attuazione dei programmi e all'audit saranno semplificate per assicurare la flessibilità, garantire la certezza del diritto e ridurre i requisiti amministrativi. Gli Stati membri possono richiedere modifiche dei programmi operativi per consentire l'applicazione di un tasso di cofinanziamento dell'UE del 100% per l'esercizio contabile 2020-2021.

E se ad oggi gli Stati possono trasferire tra le Regioni fino al 3% dei fondi stanziati, con CRII+ salta tale limite, poiché l'impatto del coronavirus non rispetta la consueta categorizzazione delle regioni più o meno sviluppate prevista dalla politica di coesione. E dato che ci troviamo nell'ultimo anno del periodo di programmazione 2014-2020, questa totale flessibilità si applica solo agli stanziamenti del bilancio 2020.

Consulta le Q&A sul Coronavirus Response Investment Initiative Plus 

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