Coronavirus: via libera all'iniziativa di investimento UE da 37 miliardi

Parlamento UE: approvati aiuti coronavirus in plenaria straordinariaLuce verde anche dal Consiglio europeo all'iniziativa di investimento per la risposta al Coronavirus, che metterà a disposizione degli Stati membri 37 miliardi di euro dei fondi di coesione per affrontare le conseguenze della crisi.

Parlamento UE: coronavirus, plenaria straordinaria il 26 marzo

Dopo l'approvazione da parte del Parlamento europeo, durante la plenaria straordinaria del 26 marzo, anche il Consiglio ha deciso di adottare due atti legislativi volti a mobilitare rapidamente fondi di bilancio dell'UE per affrontare la crisi causata dal Covid-19

Una di queste due misure riguarda l'approvazione del Coronavirus Response Investment Initivative: un piano che si basa sul sostanziale riassetto dei programmi esistenti nel quadro della politica di coesione. 

Data l'urgenza della situazione, entrambi gli atti legislativi saranno pubblicati nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea domani ed entreranno in vigore il 1º aprile 2020.

In cosa consiste il Coronavirus Response Investment Initivative ?

Con l'ok da parte del Consiglio all'Iniziativa di investimento da 37 miliardi di euro, provenienti dai fondi di coesione, ci si assicura che gli Stati membri possano utilizzare al meglio il denaro del bilancio europeo per far fronte alle conseguenze della crisi socio-economica causata dall'epidemia. 

"Abbiamo lanciato l'iniziativa di investimento di risposta al Coronavirus per aiutare a dirigere 37 miliardi di euro per mitigare l'impatto della crisi, per salvare vite umane, posti di lavoro e aziende. Questo è il motivo per cui abbiamo adottato le norme temporanee più flessibili sugli aiuti di Stato di sempre, per consentire agli Stati membri di offrire un'ancora di salvezza alle imprese", ha detto la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen intervenendo alla plenaria del Parlamento europeo. 

I fondi saranno destinati ai sistemi sanitari, alle PMI, ai mercati del lavoro e ad altre parti vulnerabili delle economie dei paesi UE. Si tratta di risorse ricavate da una sostanziale revisione dei programmi esistenti nel quadro della politica di coesione.

La riprogrammazione dei fondi UE

Per rendere operativa l'iniziativa di investimento, si è stabilito che gli esborsi collegati al coronavirus potranno rientrare nell’ambito dei fondi strutturali. Quindi, in pratica, gli Stati membri potranno: 

  • usare il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e il Fondo sociale europeo (FSE) per: acquistare dispositivi sanitari e di protezione, prevenzione delle malattie, sanità elettronica, dispositivi medici (compresi respiratori, mascherine e simili), sicurezza dell'ambiente di lavoro nel settore dell'assistenza sanitaria e garanzia dell'accesso all'assistenza sanitaria per i gruppi vulnerabili;
  • ricorrere al FESR per aiutare le imprese a far fronte agli shock finanziari a breve termine, ad esempio in termini di capitale di esercizio delle PMI, con speciale attenzione ai settori particolarmente colpiti dalla crisi;
  • ricorrere al FSE per sostenere temporaneamente regimi nazionali di lavoro a orario ridotto, per aiutare ad attenuare l'impatto dello shock;
  • ricorrere al Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP) a tutela del reddito dei pescatori e degli acquacoltori colpiti dalla crisi.

I fondi strutturali inutilizzati nel periodo 2014-2020 potranno essere impiegati dai Paesi membri verso la lotta contro la crisi.

Parallelamente, la Commissione applicherà con la massima flessibilità le norme sulla spesa per la coesione, così da accelerare l'attuazione sul campo. "È per questo che, per la prima volta nella nostra storia, abbiamo attivato la clausola generale di sospensione del Patto di stabilità e crescita. Ciò significa che gli Stati membri possono utilizzare tutta la potenza di fuoco di cui dispongono per sostenere coloro che sono al lavoro o senza lavoro, per sostenere le imprese grandi e piccole e per sostenere le persone in periodi difficili, chiunque si trovino, ovunque si trovino", ha aggiunto von der Leyen.

> Per approfondire: Coronavirus, istituzioni UE e stop a Patto di Stabilità

Agli Stati membri è già stata pagata una somma attorno agli 8 miliardi di euro, che ora saranno autorizzati a trattenere per coprire le spese sostenute per contrastare il coronavirus. Combinando questa somma con i fondi di coesione, i Paesi potranno dirigere risorse più che triplicate verso le voci in cui sono più necessarie: il sostegno al settore sanitario e l'assistenza alle persone più colpite dalla crisi.

Gli 8 miliardi andrebbero di norma restituiti al bilancio UE entro giugno 2020. Trattandosi però di un caso eccezionale, la Commissione propone di trattenerli almeno fino al 2025, quando inizierà a chiudere i programmi coperti dal bilancio a lungo termine dell'UE relativo al periodo 2014-2020.

Altri 29 miliardi di euro saranno erogati in anticipo a titolo di dotazioni dovute in una fase successiva dell'anno.

Le spese saranno ammissibili a partire dal 1º febbraio 2020 per coprire costi già sostenuti negli sforzi volti a salvare vite umane e proteggere i cittadini.

Quanti fondi all’Italia?

Orientativamente, nell'ambito del Coronavirus Response Investment Initivative, per l’Italia l'importo totale del bilancio UE che può usare per il contrasto del coronavirus - senza dover attingere alle casse nazionali per iniettare denaro fresco - è di 2 miliardi 318 milioni. A questi si aggiungono 8 miliardi e 945 milioni di risorse della coesione non utilizzate, compreso il cofinanziamento nazionale. 

Nel complesso, quindi, l’Italia può contare su oltre 11 miliardi di risorse provenienti da Bruxelles.

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