UE: riviste al ribasso le previsioni sulla crescita italiana

Previsioni economiche - Photocredit: European Union, 2020  Source: EC - Audiovisual ServiceL’Italia non si sgancia dall’ultimo posto della classifica europea per tasso di crescita:  l'economia italiana è cresciuta dello 0,2% nel 2019 e il Pil reale dovrebbe salire solo leggermente allo 0,3% quest’anno e allo 0,6% nel 2021. Invariate le stime per l’eurozona, ma potrebbe pesare il rischio coronavirus.

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Anche le previsioni economiche d’inverno non sono positive per l’Italia. Anzi, rispetto a quelle d’autunno, Bruxelles lima ulteriormente al ribasso le stime di crescita del Paese: a novembre scorso, infatti, la previsione UE sul Pil era 0,4% nel 2020 e 0,7% nel 2021. 

Inoltre Bruxelles segnala che "i rischi al ribasso sulla prospettiva di crescita restano pronunciati".

Con questi dati, l'Italia rimane ultimo tra i Paesi UE per tasso di crescita, come mostra a colpo d'occhio un tweet della Commissione. Penultime la Germania e la Francia, ferme all'1,1% per il 2020. Record di crescita invece per Malta e Romania: 4% e 3,8% nel 2020.

Gli investimenti delle imprese italiane rallenteranno nel 2020

Come indicato dalle recenti indagini sugli investimenti, questi dovrebbero subite un rallentamento quest’anno per riprendersi leggermente nel 2021, sulla scia del miglioramento delle prospettive della domanda e delle condizioni finanziarie favorevoli.

La fiducia nell'industria è migliorata a gennaio, ma non suggerisce ancora un rimbalzo imminente nella produzione industriale. L'attività dei servizi, anche se non immune dal debole ciclo industriale, dovrebbe sostenere la crescita del Pil reale nel breve termine.

La stabilizzazione provvisoria della produzione manifatturiera, associata all'inversione del ciclo delle scorte, assieme alla ridotta incertezza politica domestica e a condizioni favorevoli del credito, sono probabili fattori di sostegno alla domanda interna oltre il breve termine, scrive inoltre la Commissione. 

Per la Commissione, sia l'agricoltura che la produzione industriale sono diminuite, mentre il settore dei servizi è rimasto stagnante. Il sentimento economico è rimasto attenuato nel fragile contesto esterno, pesando così sugli scambi e sulle attività di investimento. 

Infine, le previsioni economiche d'inverno per l’Italia sostengono che i consumi privati spinti dal nuovo reddito minimo dovrebbero sostenere la crescita nel periodo della previsione. Ciononostante, si prevede che i redditi salgano solo moderatamente, perché è probabile che le famiglie sentano le ripercussioni dell'allentamento del mercato del lavoro, mentre ci si attende che i risparmi precauzionali restino alti. 

Le stime per l’UE e l’eurozona e i rischi legati al coronavirus all'incognita Brexit

Invariate le previsioni di crescita per la zona euro e per l’UE a 27: nel 2020-2021 cresceranno rispettivamente di 1,2% e 1,4%, come previsto a novembre scorso. 

"La crescita prosegue con passo costante e moderato", scrive Bruxelles, che segnala però nuovi rischi come il Coronavirus.

L'epidemia, con le sue implicazioni per la salute pubblica, l'attività economica e il commercio, in particolare in Cina, rappresenta un nuovo rischio di revisione al ribasso. L'ipotesi di base è che si registri un picco dell'epidemia nel primo trimestre, con ricadute a livello mondiale relativamente limitate. Tuttavia, maggiore sarà la durata dell'epidemia, maggiore è la probabilità di ripercussioni sul clima economico e sulle condizioni di finanziamento globali. 

Dato che le future relazioni tra l'UE e il Regno Unito non sono ancora chiare, le proiezioni per il 2021 si fondano sull'ipotesi puramente tecnica dello status quo in termini di relazioni commerciali. Si tratta di un'ipotesi formulata unicamente a fini di previsione, che non anticipa né prospetta l'esito dei negoziati tra l'UE e il Regno Unito sulle loro future relazioni.

“Nonostante il contesto difficile, l'economia europea rimane su un percorso stabile, mentre continua la creazione di nuovi posti di lavoro e la crescita delle retribuzioni. Ma dobbiamo essere consapevoli dei potenziali rischi all'orizzonte: un panorama geopolitico più volatile associato a incertezze commerciali. Gli Stati membri dovrebbero quindi utilizzare questa finestra di opportunità per portare avanti le riforme strutturali volte a stimolare la crescita e la produttività. I paesi con un debito pubblico elevato dovrebbero altresì rafforzare le proprie difese perseguendo politiche fiscali prudenti”, dichiara Valdis Dombrovskis, Vicepresidente esecutivo per Un'economia al servizio delle persone.

Sottolinea Paolo Gentiloni, commissario per l'Economia: “Nei prossimi due anni per l'economia europea si prospetta una crescita stabile, benché modesta, che prolungherà il periodo di espansione più lungo dall'introduzione dell'euro nel 1999, cui fanno eco buone notizie sul fronte occupazionale. Abbiamo inoltre assistito a sviluppi incoraggianti quanto alla riduzione delle tensioni commerciali e all'eventualità, ormai scongiurata, di una Brexit senza accordo. Ma ci troviamo ancora di fronte a significative incertezze politiche, che gettano un'ombra sull'industria manifatturiera. Per quanto riguarda il coronavirus, è troppo presto per valutare la portata del suo impatto economico negativo”.

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